Pubblichiamo l’intervento dell’Arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, in ricordo di Sara Campanella, studentessa originaria di Misilmeri drammaticamente uccisa a Messina.

Ancora una volta, in questo mondo sempre più segnato dalla violenza e lacerato da conflitti, assistiamo alla barbarie di corpi abusati, mutilati, eliminati, ricacciati e rinchiusi in luoghi di tortura.

Nel corpo trafitto di Sara piangiamo il destino dell’umanità quando essa sceglie la violenza, la morte. Non ci sono parole per consolare lo strazio dei suoi cari genitori. Siamo in silenzio con loro, non possiamo che donare loro le nostre lacrime. L’intera famiglia umana oggi piange Sara.

La Chiesa di Palermo con il suo vescovo la può solamente consegnare ad un Corpo che è stato anch’esso martoriato e ucciso: il Corpo crocifisso di Gesù di Nazareth. Ucciso con violenza da uomini che non sapevano quello che facevano (cfr Lc 23,34). Perché chiunque è violento non sa che la violenza ha la forza distruttiva di una bomba all’idrogeno: provoca una deflagrazione a cascata. Nel costato di Cristo, aperto e trafitto con violenza, entrano tutti i cuori lacerati dalla violenza. I cuori lacerati dei familiari di Sara. Dei suoi amici. I cuori di noi tutti. Non abbiamo altre parole da proferire a chi vive questo dolore straziante. Solo un sincero abbraccio e la Notizia di un Corpo, di un Cuore, dentro il quale piangere il dolore senza fine per il corpo esangue della nostra ‘piccola’ Sara.

Ma il cuore di Cristo attende anche il dolore – che deve essere dilaniante – e il pentimento, a caro prezzo certamente, di coloro che provocano violenza. La nostra ribellione, la nostra condanna si ferma. Pensiamo a quel verso, citato da Francesco Carnelutti, che fu scritto per placare dei cuori distrutti dal dolore di fronte ai loro carnefici: «Vedo nei tuoi occhi tutta la mia possibilità di male».

La violenza, ogni forma di violenza, per qualsiasi motivo si scateni, è sempre un fallimento che riguarda tutti. Dice il raffreddamento dell’amore nei cuori di molti. L’avanzare dell’indifferenza che causa solitudine. La perdita del senso ultimo della vita.

La sofferenza e il dolore che ci sta travolgendo ci faccia gridare che solo l’amore è garanzia di bellezza, che solo se ci amiamo gli uni gli altri saremo felici, che solo la relazione rende dorati i legami, che solo il rispetto della dignità dell’altro, dei bambini e delle donne anzitutto, ci sarà garanzia di un futuro umano.

+ Corrado Lorefice

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